Il mio modo di far vino

By 17 Ottobre 2018Senza categoria

Il mio vino artigianale, personale, territoriale

Quando ho deciso di partire con il mio progetto, avevo già bene in mente quale sarebbe stato il modo di far vino.

Il mio vino avrebbe dovuto essere prodotto in maniera artigianale: l’uva, proveniente da vigneti non diserbati e non concimati chimicamente, viene raccolta rigorosamente in cassette forate da 15 kg alle prime luci dell’alba; la fermentazione avviene con lieviti indigeni ed il vino non viene né chiarificato né filtrato; tutti i vini sono seguiti da me durante gli affinamenti con analisi e degustazioni settimanali; inoltre vengono solfitati in maniera molto lieve (livello massimo solforosa totale all’imbottigliamento: 60 mg/lt.). I 5 vini sono prodotti tutti in quantità limitata (da un minimo di 400 ad un massimo di 1600 bottiglie per tipologia), con etichette applicate e numerate a mano.

Sono stato sempre convinto che il vino rispecchi la personalità di chi lo produce. Il mio è un vino senza compromessi, libero da preconcetti e pregiudizi, che sa andare oltre i vini di tendenza (convenzionali, naturali): in una parola è un vino personale, fatto da me e che dà di me.

“Territorio” è una delle parole più usate (ed abusate) nel mondo del vino, spesso impiegata in imponenti campagne pubblicitarie condotte da grandi aziende che producono centinaia di tipologie di vini differenti, limitandosi ad assecondare i gusti del consumatore. Il mio concetto di vino territoriale punta all’autenticità : il vino nel calice deve rispettare ciò che il territorio dona alla vigna, senza artefatti.

La Terra delle Gravine è di fatto una terra calcarea, dove la presenza del vento è costante e dove ci sono forti escursioni termiche; di conseguenza i vini qui prodotti, per poter essere definiti territoriali, devono rispecchiare gli elementi di questo meraviglioso territorio: mineralità, acidità ed eleganza.

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